Il Coach non è un terapeuta
Si inizia a parlare di Coaching negli anni 70’ con Timoty Gallwey… Clicca qui per approfondire.
Saper cosa non è il Coaching ci aiuterà ad evitare di cadere in molte “trappole”.
E quindi, la prima cosa che il Coaching non è. Il Coaching non è terapia.
IL COACHING NON È TERAPIA
Chiaramente, diagnosi e prognosi sono atti esclusivi della professione medica. Perciò, dal suo campo d’intervento sono escluse tutte le patologie psicologiche e la cura di malesseri e patologie in genere.
Anzi, un Coach professionista, soprattutto in ambito LIFE, il Coaching sulle questioni personali, prima di tutto si occupa di valutare se il caso proposto dal suo potenziale cliente non sia un caso di competenza clinica, o di altro professionista (psicoterapeuta, psicologo o counselor), ed eventualmente si adopera per poter effettuare un corretto invio del cliente.
IL COACH NON CURA NESSUNO! Attenzione, perché il Coach non cura nessuno!
IL COACHING NON È MOTIVAZIONE
Il coaching non è motivazione, né esaltazione. Sono molte le persone che confondono il Coach con il Motivatore.
C’è un momento in cui è necessario essere spinti da un motivatore. Per quello esistono percorsi motivazionali in cui si urla, ci si sfoga e si arriva persino a camminare sui carboni ardenti! Sono altri tipi di percorso, che Elevāra fa e che servono tantissimo, ma nell’ottica di accendere la scintilla, sbloccare in modo energico chi in quel momento aveva bisogno di una scossa, con effetti potenti, efficaci nel breve periodo.
Il Coaching può essere anche divertente e può far divertire, ma non è il suo obiettivo primario.
Il Coach si occupa invece di MOTIVAZIONE INTERNA che è uno degli aspetti di un percorso di Coaching. Quella motivazione intrinseca che il cliente (in gergo tecnico chiamato “coachee”) impara a generare dentro di sé, che magari richiede più tempo per consolidarsi ma è più duratura e, potenzialmente, non si esaurisce finché non hai realizzato pienamente il significato che aveva per te fare una certa cosa.
IL COACHING NON È CONSULENZA
Il Coaching non è consulenza. Questo te l’ho detto già prima. Il consulente è esperto di un settore, di una materia. Questi consulenti sono pagati per fornire al cliente risposte e soluzioni, in veste di esperti.
Il coach è pagato per porre domande e aiutare il cliente a generare maggiori opzioni di scelta per trovare le migliori soluzioni. Quindi è il cliente stesso a trovare le risposte giuste per lui in quel momento.
E se il cliente queste risposte non le ha o non riesce a generarle?
O il coach è anche esperto della materia e quindi può fornire lui i suggerimenti utili, meglio in maniera indiretta, attraverso metafore, anafore e storie, oppure serve un consulente.
Ad esempio, se una persona viene da me perché vuole dimagrire, sicuramente il cambiamento insito nel processo di dimagrimento ha a che fare con i suoi modi di pensare, di percepirsi, le sue convinzioni, la sfera emotiva. Quindi, tutto ciò che ha a che fare con lo sviluppo delle potenzialità personali, l’autodeterminazione, la consapevolezza e la responsabilità personale (i veri contenuti del Coaching).
Ma se questa persona non sa cosa mangiare, come mangiare e come cucinare i cibi, dimagrirà? No, perché gli serve il nutrizionista! Ovvero il consulente nutrizionale.
Se questa persona non è minimamente attiva e non sa come fare attività fisica, quante volte, quali esercizi, ecc. Dimagrirà? No, perché gli serve il Personal Trainier! Ovvero il consulente per l’attività fisica.
Immagino che ora ti sia più chiara la differenza tra Coaching e consulenza.
IL COACH NON FORNISCE SOLUZIONI, MA PREVALENTEMENTE (non solo) FA DOMANDE
Il Coach non fornisce soluzioni, prevalentemente fa domande.
Un Coach, invece, si occupa di performance in un rapporto uno a uno oppure di uno a pochi.
IL COACHING NON RISOLVE TUTTO
A volte, poi, i due compagni di viaggio, Coach e Cliente, sembrano non essere in sintonia o non andare d’accordo.
E qui, voglio riportarti ciò che diceva un grande Coach, Bill Campbell, che ha fatto Coaching a grandi leader della Silicon Valley ed aziende come Apple e Google, tra le altre.
Lui affermava che ci sono persone “uncoachable”, cioè che difficilmente possono trarre vantaggio dal fare Coaching. Infatti, diceva di fare Coaching solo a chi è Coachable, ovvero a chi vuole farlo e, soprattutto, ha caratteristiche come l’onestà, l’umiltà, la disponibilità a perseverare e una costante apertura ad imparare.
Il Coaching sembra facile e in una certa misura lo è. Ma non è sempre facile farlo bene.
È bene diffidare di chi propone il Coaching come una soluzione per ogni problema. O di chi vuol far passare risultati incredibili, ottenuti in pochissimo tempo.
IL COACHING NON RISOLVE TUTTO, MA PUÒ AIUTARE MIGLIORARE
Il Coaching quindi non risolve tutto, ma può aiutare a migliorare.
IL COACHING NON È UNIFORMATO
Il Coaching non è uniformato. Non esiste un solo tipo di Coaching ma vari modelli, vari metodi e varie scuole di Coaching.
Il Coaching non è una metodologia unica e codificata a livello mondiale, ma ci sono diverse organizzazioni di categoria che hanno ratificato una specifica definizione del Coaching, delle sue competenze e fornito un Codice Etico ai Coach Professionisti.
IL COACH NON È UN SUPEREROE
E infine, il coach non è un super eroe. Non è qualcuno a cui va tutto bene e che risolve tutto.
Molte volte incontro idee, per così dire, un po’ distorte della professione. Alcuni coach creano un’immagine di sé, tale, da far sembrare questa figura professionale quasi “mitologica”: va sempre tutto bene, qualsiasi cosa si può sempre realizzare (e ovviamente se l’ho fatto io, possono farlo tutti… e se l’ho fatto in un certo modo, questo va bene per tutti… Davvero?).
Cos’altro contribuisce a creare questa figura quasi “mitologica”?
Mai un problema, tutto facile, lavoro da un’isola, possibilmente un paradiso fiscale, solo 2 ore al giorno.
In realtà, anche il coach può vivere delle difficoltà, può avere alti e bassi, ha momenti in cui non è al meglio di sé. È più si impara ad accettare questi momenti, più si impara velocemente a superarli. Ad esempio, anche un coach si può arrabbiare… anche perché la rabbia la viviamo tutti, come tutti viviamo le diverse emozioni.
Magari, grazie alle sue capacità, un coach fa durare poco questi momenti. Ma anche il coach è un essere umano. Non chiarirlo, rischia di far passare dei concetti fuorvianti.
IL COACH NON È UN SUPEREROE MA UN PROFESSIONISTA DELLA PERFORMANCE
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